la vergò di ogni Varese
Non mi va di scrivere un cazzo quindi sintetizzo al massimo. Abbiamo vinto perchè qualcuno ha spiegato a Torrente come si fanno i cambi. Stoian fortissimo. Caputo tutto cuore. Nacho idolo. Donati se ne va. Matarrese no. Ciao.
Non mi va di scrivere un cazzo quindi sintetizzo al massimo. Abbiamo vinto perchè qualcuno ha spiegato a Torrente come si fanno i cambi. Stoian fortissimo. Caputo tutto cuore. Nacho idolo. Donati se ne va. Matarrese no. Ciao.
E’ morto Don Verzè. Un altro potenziale acquirente del Bari, dalla statura morale comunque superiore a Matarrese, ci lascia. Dopo Gheddafi, ora lui. A chi affideremo ora i nostri sogni puerili? Chi attenderemo con vacue espressioni di speranza per giorni all’aeroporto? Come dite? A una ditta di nonsisachecosa di Bitonto gestita da loschi napoletani che non è riuscita a comprare manco l’Atletico Triggianello? Suvvia non scherziamo.
Passiamo ora al calcio giocato, se così si può definire Bari-San Paolo. Il pubblico era composto principalmente da parenti dei giocatori del San Paolo, anziani che non avevano niente da fare, disagiati sociali e finissimi umoristi. Chi scrive ritiene di appartenere, modestamente, a solo una delle suddette categorie, che vi lascio intuire avendo grande fiducia nelle vostre capacità intellettive. Con altri due eroi mi godevo un pomeriggio mite, una bella luce invernale che avremmo potuto sfruttare fossimo stati delle ragazzine con la Nikon e, vergognandomene tantissimo, un Borghetti.
Ma tutta l’attenzione era rivolta allo spettacolo di cabaret di un paio di intellettuali locali. Uno di essi si accaniva contro uno dei guardalinee accusandolo di non avere il phisique du role con le seguenti frasi, che traduco per i non poliglotti: “Addò u sit pigghiat a cudd, dalla candìn? Chiamì c vend ca tèn” (Dove è stato reclutato il segnalinee? Forse da un’enoteca? E’ visibilmente sovrappeso!); “Cudd tèn angòr n’guerp l panzarott della viggilj” (Non ha ancora ben digerito i panzerotti gustati alla vigilia del Santo Natale); “Ci cudd vè alla trasmission d Carlo Cond dè, I Soliti Ignoti, nisciun ava disc ca fash u segnalììnj… cudd fadig o ristorand” (Se costui dovesse andare alla trasmissione “I Soliti Ignoti” condotta dal bravo Carlo Conti, nessuno riuscirebbe ad indovinare la sua occupazione di guardalinee… ha più le sembianze di un cameriere). L’altro invece, ispirandosi alla commedia dell’arte, prendeva di mira il malcapitato Kopunek (schierato nella ripresa terzino destro dal sempre più sadico Torrente) paragonandolo più e più volte a un frigorifero.
Altre note: 1) qualcuno, presumibilmente Walino, avrà spiegato a Borghese che al CEP non si scherza, e il totemico stopper biancorosso non ha fatto manco un fallo in tutta la partita; 2) ha fatto più tacchi Castillo in 45 minuti che la Tod’s negli ultimi 30 anni; 3) Stoian sempre più frizzante.
Ma passiamo senza indugi alla farsetta consumatasi ieri a Gubbio. Sì, è vero. Il Gubbio è in serie B. Lo stadio è incastonato tra verdi colline ed è intitolato a un rimpianto norcino della zona; l’allenatore è Gigi Simoni, recentemente ritrovato in un ghiacciaio tirolese e prontamente scongelato dopo l’esonero di Pecchia. Le sue idee sono comunque meno vetuste di quelle di Torrente, che però a dire il vero schierava un 11 quasi decente e razionale: Lamanna; Crescenzi, Borghese, Dos Santos, Polenta; De Falco, Donati, Scavone; Defendi, Caputo, Stoian. Caputo, resosi conto che per una volta avrebbe giocato nel suo ruolo naturale e non avrebbe macinato kilometri sulla fascia ricoperto di insulti di presunti conoscitori di calcio, si commuoveva e piangeva per tutto il primo tempo blaterando cose senza senso tipo Belen vengo a riprenderti*. Per farlo riavere era necessario percuoterlo con un grosso randello. Si offriva volontario Borghese, sempre incline alle buone azioni. Marotta assente perchè spossato dai festeggiamenti natalizi.
Il Gubbio presentava invece calciatori davvero surreali. Alcuni con cognomi palesemente presi dalla Master League di PES tipo Almici e Bazzoffia (ahahahahahhaha BAZZOFFIA); poi quell’infamone di questura, Farina (non Frank), diventato famoso perchè ha denunziato gli scommettitori; Graffiedi, preso in edicola, prima uscita 4.99; Sandreani (figlio di) ma in realtà sosia in tutto e per tutto di Trottolino De Vezze; e svariati negri. Salto a piè pari il primo tempo perchè mi va così, e andiamo dritti dritti al sodo. In una mediocrità accecante, Coltellino Stoian riceveva palla sulla sinistra al 7° della ripresa, faceva 243057203 dribbling uccellando una mezza dozzina di eugubini (sì, si dice così), la toccava lemme lemme per Scavone il quale, rifinendosi le basette, la metteva in mezzo per Ciccio Caputo che crollando al suolo la infilava. La sua esultanza composta, basata su gesti dell’ombrello, sgrufolamenti di pube e inequivocabili labiali indirizzati a chi non lo ama, ci commuoveva alquanto, mentre finivamo l’unica bottiglia di Vov di Acquaviva delle Fonti.
Una ventina di minuti dopo il miracolo. Solita sgroppata beffarda di Riformatorio Stoian sulla sinistra, cross d’esterno a scavalcare Boisfer, la cui massa causa spesso fenomeni di attrazione gravitazionale, e palla ancora a Doppia C, che controllava oziosamente e scavalcava il portiere con un pallonetto lentissimo. Il suddetto Boisfer, la cui larghezza lo fa somigliare in maniera preoccupante a un caseggiato popolare, rivelava la velocità di un metro cubo di cemento in fondo al mare. Gol. La doppietta di Ciccio causava un risentimento degli dei, che per tutta risposta mandavano un tifone a distruggere ciò che resta della copertura della Curva Sud.
Bisognava placare gli dei. Ci pensava Polenta, animista, che con un demenziale retropassaggio di petto che favoriva l’inserimento di un umbro a caso. Il brillante Polenta, urlando io prendo la stanza con Iniesta! travolgeva il rossoblu. Rigore. Espulsione. Gol. Cambi di Torrente ispirati a Leopold von Sacher-Masoch. Secondo gol del Gubbio. Vaffangubbio. Gli dei sono placati. Il San Nicola è ancora in piedi.
*in tutti i sensi
E’ con le dita stanche e le bestemmie ancora risonanti nell’aria che scrivo questo dolorosissimo post. Perchè subire una rimonta così nella partita prima di Natale, tradizionalmente riservata alla goliardia, fa male quanto un abete festosamente conficcato nell’orgoglio. Inoltre, essendo i vicentini seguaci di Bigazzi nell’antica arte di mangiare i gatti, questa partita era un po’ un derby. La Bari si presentava così: Nick Carter Crescenzi (copyright Giuseppe), Claiton, Polenta, Fugazi Garofalo davanti a Lamanna; Bellomo, Donati e De Falco a centrocampo; Stoian, Caputo e Marotta in attacco secondo una disposizione chiara solo nella mente tumultuosa di mister Torrente. Nel Vicenza mancava bomber Abbruscato e tanto basta.
Non facevamo a tempo a posare i deretani sui gradoni ghiacciati del San Nicola che Bellomo pennellava un corner sulla testona di Claiton Dos Santos il quale infilava la porta del Lanerossi e ci faceva pregustare un pomeriggio felice e ci induceva a uno squallido trenino a tre senza alcuna implicazione omoerotica. La partita proseguiva con un tasso tecnico imbarazzante, ma i nostri si facevano apprezzare per lo spirito tutt’altro che rinunciatario. Si segnalava Lavoro Minorile Stoian per la vivacità delle sue giocate e Marotta per i kilometri percorsi correndo qua e là come uno zelota. Il Vicenza giocava da Cagni*. Ma alla fin fine era gara equilibrata, entrambe le squadre si attaccavano vicenzevolmente**. Alla mezz’ora Babygang Stoian, rumeno mestierante, si produce in un gioco di gambe vagamente onirico al limite dell’area costringendo un magnagatti al fallo; sul pallone andava De Falco che, facendo la prima cosa decente da quel gol contro il Modena, tirava una punizione da kitemmurt facendoci godere moltissimo. La gioia si manifestava con un tentativo di trenino tanto mal riuscito quanto inopportuno data la situazione societaria, di classifica e dei nostri testicoli.
Cagni, vecchio volpone (o Volpi, vecchio cagnone***), non aspettava neanche l’intervallo per fare dei cambi, inserendo Mustacchio il cui cognome ci faceva ridere per svariati nanosecondi. Il Vicenza si lanciava in attacco rivendicando la Coppa delle Coppe**** del ’98 lasciando però spazi alla Bari, non sfruttati dal solito Caputo che, quando non percorre 4857394876 chilometri a partita sulla fascia per via del pertinace sadismo di Torrente, fa il pony express a piedi a Città del Messico.
Nell’intervallo al vento siberiano si aggiungeva una pioggerella tanto blanda quanto fastidiosa, che costringeva noi sofisti della Sud, ormai imborghesiti fino all’inverosimile, a ripararci sugli spalti più alti, scusate il gioco di parole. Di lì, addirittura dietro il tabellone, le azioni d’attacco del Bari distavano circa 23 anniluce, perciò un gol mancato di Caputo l’abbiamo visto più o meno dopodomani. Per questo motivo, per un codice deontologico che ho inventato adesso (cioè non mi ingozza a cercare il video su youtube), non descriverò le occasioni da gol del Bari. Anche perchè non ci sono state, tranne una di Nacho Castillo, sulla cui presenza in campo non mi dilungo, ma vi rimando qui.
La seconda frazione di gioco iniziava perciò sulla stessa falsariga degli ultimi minuti del primo tempo, finchè uno stronzo non raccoglieva una palla vagante nella nostra area e la scaraventava alle spalle del povero Lamanna, le cui origini di Gioia Del Colle andranno un giorno studiate. A questo punto Torrente, che di solito si spaventa mortalmente quando andiamo in vantaggio inserendo dozzine di giocatori difensivi tra i quali Kopunek, Terracenere, Lorenzo, Gervasoni (LIBERO!), Ingrosso, Allegrini e Pasquale Loseto, stavolta attuava la stessa geniale tattica dopo il 2-1. C’è da chiedersi come mai stavolta abbia resistito tanto a lungo, e soprattutto per quale perversione sadomasochista abbia tolto i due più in palla, ossia Toro Impettito Bellomo e A Modest Proposal Stoian.
Di lì in poi il disastro. Il clima di generale benevolenza si sfaldava rapidamente, i nostri occhi impauriti nelle curve gelate al calore del Borghetti bevuto assistevano impotenti come un ex premier di cui non farò il nome per rispetto delle Istituzioni al beffardo pareggio vicentino, causato da una disputa musicale tra Polenta, Dos Santos e Garofalo. Quest’ultimo con spirito proselitista tentava vanamente di convertire i due sudamericani al culto degli Einsturzende Neubauten, la cui pronuncia gli costava un consumo calorico importante. Polenta rispondeva che lui dopo aver ascoltato como me gusta la gasolina aveva scelto il Lato Oscuro della Merda, mentre Dos Santos, essendo calciatore brasiliano e non essendo Socrates, faceva sfoggio del più becero conformismo danzando quella canzone orribile che va di moda adesso e della quale mi rifiuto di conoscere nome e autore ma tanto avete tutti capito benissimo. Tra i suoi passi di danza s’infilava un altro stronzo a punirci con forza.
E non ci restava che ammirare il tramonto sulla provincia barese, bestemmiare con particolare dedizione, scender le scale sfiorando il muro, salutando così un annus horribilis della recente storia biancorossa.
*scusate
**scusate di nuovo
***scusate ancora
****la quale vive e viene disputata ancora nei nostri cuori tradizionalisti
Stropicciarsi gli occhi con una fretta particolare, sperare di smaltire più velocemente la sbornia del sabato sera, calcolare con mammà i tempi tecnici per sedersi a tavola esattamente al primo secondo dell’intervallo. Questi sono i prodromi della famigerata, ed esecrata da noi conservatori del pallone, partita delle 12.30. Ultima ferale invenzione di chi da anni trama nell’ombra per distruggere la sacralità del giuoco calcio, orribile importazione dalla perfida Albione, distruttrice di bioritmi e testicoli, si presentò al pubblico biancorosso il 19 settembre 2010 con un Bari-Cagliari memorabile solo per il caldo ( “non potevano farla a Udine la partita di mezzogiorno?” cit. Ventura) e per il rustico al tonno della mamma di Marco.
Oggi invece il mezzogiorno non di fuoco ma di nebbia e tristezza vedeva la sfida all’ultimo pallone tra Brescia e Bari. Torrente, vista la bruttezza sconfinata del Rigamonti, decide di cambiare schema in avanti: Bellomo alle spalle di Marotta e Caputo. Pensavamo perciò di vedere finalmente una coppia d’attacco e non l’Apostolo del Gol correre come un pazzo da una parte all’altra urlando parabole e anatemi contro i farisei. E in effetti qualche bello scambio c’è stato, ma Ciccio è oramai troppo abituato a fare il terzino per essere realmente incisivo, e Marotta c’ha addosso una stanchezza di vivere che manco Paolo Villaggio. Nonostante ciò erano proprio i nostri due eroi a confezionare il vantaggio biancorosso: Caputo sfruttava un colpo di testa di Donati per farsi spazio sulla sinistra e infilare l’area bresciana; metteva in mezzo per Simon Pietro Marotta, che evitava un difensore avversario facendo allusioni alle nozze di Cana e tirava sul portiere; sopraggiungeva Bellomo che, con la sua postura da apache, insaccava di sinistro. Primo gol in campionato per il nuovo nuovo nuovo Cassano, e mani nelle mutande per noi fedeli biancorossi.
I minuti successivi passavano tra una battuta sporca di Polenta, oggi particolarmente salace, una punizione di De Falco e una visione mistica di Marotta. L’arbitro assegnava senza alcun motivo 58342758239 minuti di recupero, all’ultimo dei quali un bresciano malvagio lanciava una palla senza pretese in area. Il mister lombardo Scienza, il cui nome dice tutto, urlava sapidamente, data anche la vicinanza con Salò, A chi l’Italia?, e Borghese, tendendo romanamente il braccio verso il sole, rispondeva A NOI!. Sfortunatamente la sfera andava a sbattere sul braccio del nerboruto difensore barese. Il piano dello Scienziato Pazzo aveva funzionato. Espulsione e rigore trasformato da tale Jonathas, ennesima dimostrazione vivente che i brasiliani hanno dei problemi cognitivi ogni volta che varcano la soglia di un ufficio anagrafe. Si andava perciò a tavola versando lacrime amare nel piatto di pasta e rape.
Il secondo tempo iniziava con un tentativo di Claiton di segnare in rovesciata che causava una crisi di riso isterico in tutti i presenti tranne che in Juan Antonio, che è una persona tristissima. Pochi minuti dopo Lamanna si esibiva in una parata grandiosa su Panchera o Pachera o Baghera la pantera nera, detto l’Iniesta dei poveri per il fatto di essere basso e pallidissimo. Dopo tentativi di Crescenzi da casa sua e di Feczesin da un nanometro, il suddetto Paghera stendeva Stoian appena entrato e si beccava il secondo giallo, dopo il primo rimediato nel primo tempo per aver attentato alla vita di Donati, che aveva reagito pacatamente minacciando di morte anche i terzi cugini del malcapitato tappetto.
Ristabilita la parità numerica, Polenta, fino ad allora impegnato in una gara di scorreggi con un raccattapalle particolarmente barbarico, si scuoteva dal torpore e si faceva mezzo campo con il suo passo goffo e caracollante, serviva con uno scavetto High Hopes Stoian che evitando difensori svelti come Umberto Bossi tirava una chinessa fortissima nella rete bresciana, facendoci sobbalzare i cuori in petto e i culi su divano. Esultava in panchina anche Nacho Castillo, dimentico dei mesi fuori rosa e della riforma pensionistica che lo riguarda direttamente, facendoci commuovere per la sua partecipazione emotiva alla causa. E quando alla mezz’ora Nacho rilevava Bellomo all’urlo di Ministro Fornero non avrai il mio scalpo i nostri cuori, sempre sensibili alle vicende di eroi sfortunati come Gigi Anaclerio e Nando Sforzini, fremevano d’amor puro e biancorosso. Il canuto puntero faceva il mestiere suo, tenendo palla e facendo salire la squadra. Ma il Brescia premeva e Juan Antonio Juan Antonio lo amico dello dimonio metteva in atto una serpentina orribile e scaricava a sinistra su Scaglia, che non era l’ex ala biancorossa e quindi non segnava. Ma era un Bari corsaro e anche un po’ cozzalo, che rispondeva a questi sgarbi spiacevolissimi degli avversari con un altro contropiede e un altro gol di Adrian “Stendhal” Stoian. E noi che da sempre crediamo che a est di Trieste ci sia solo degrado, dovevamo ricrederci un po’ e amare per un pomeriggio quella nazione un po’ strana che è la Romania, un posto dove si parla un lingua a metà tra il latino e il brindisino.
E così ci allontaniamo un po’ dalla zona di merda della classifica e guardiamo con un po’ più di tranquillità a Bari-Vicenza, ultima in casa di questo orribile 2011.
Ma tu stavi a Bari-Cittadella?
Chissà chi è stato il primo utente di solobari.it/forum a rivolgere questa fatale domanda per verificare la fedeltà e il pedigree dell’interlocutore. Bari-Cittadella del 2002, record negativo di paganti (52, e scopro or ora che l’immenso Gigi Anaclerio fece una doppietta) è diventata perciò, nell’immaginario collettivo di chi ha il cuore biancorosso, una partita mitologica. Quei 52 paganti si sono moltiplicati come Gremlins; io lo dico: non c’ero. Ma c’ero lunedì sera, sprezzante di lezioni universitarie con obbligo di frequenza e della vita.
Io e i compari passavamo i primi 20 minuti a disquisire di uovo alla coque e carbonara, ignari della partita e del mondo; ci svegliavamo solo per protestare contro la mancata assegnazione di un penalty senza neanche aver visto l’azione, per poi sederci di nuovo a criticare ferocemente le rispettive calzature.* Alessandro, sempre attentissimo, notava l’assenza di steward sotto la Sud.
La Bari si presentava così: Lamanna; Ceppitelli (Crescenzi è stato aggredito da Terracenere e Gordon Cowans con dei tubetti di maionese light e ne avrà per due mesi); Borghese, Claiton, Polenta (Garofalo è in tour con la sua coverband dei Cure); De Falco, Donati, Rivaldo; Galano, Marotta, Rivas. La partita era di una noia mortale, rotta solo dagli errori grossolani e scherzosi di Ceppitelli, sempre attento a non far scivolare il tifoso barese nella catalessi. Ma il patatrac era vicino. Il numero 7 del Cittadella, il cui nome mi rifiuto di conoscere, prende palla sulla linea di fondo e si avvicina indisturbato all’area piccola, dato che la difesa era impegnata nella seguente conversazione:
Borghy: “Ma come si chiamano gli abitanti di Cittadella?”
Ceppy: “Cittadini?”
Claiton: “Perchè, Cittadella è un posto esistente?”
Polenta: “Secondo me…”
Tutti: “Statt citt tu che non sei manco negro!”
Polenta: “Troie di dimensioni bibliche che condividono link sul vero amore”
Ceppy: “Ma poi dov’è Cittadella?”
Borghy: “Vicino a Campobasso?”
Claiton: “Ma dai ma non esiste! Ma che nome è Cittadella? Dai…”
Polenta: “X ki si è fatto il braccialetto delle RAWS!(la vstr invidia è la nstr forza)”
Borghy: “Pure a me mi vuole il Barcellona”
Claiton: “E a me mi vuole Scarlett Johansson”
Ceppy: “Io sono più bono di Scarlett Johansson”
Borghy: “Ma secondo me manco è in Italia Cittadella…”
Polenta: “Problemi posturali dei fighetti indie”
Perciò il 7 metteva al centro un pallone ignobile, difensori nostri e attaccanti loro si accasciavano al suolo colpiti dalla vanità del vivere e alla fine arrivava Job a incularci fortissimo. Si andava così all’intervallo alzando alti lài agli Dei infami e burloni e contando gli spiccioli per la prossima birra.
Ma il secondo tempo prometteva scintille tanto che si presentavano gli steward anche sotto la Sud, salutati da un Alessandro sempre più commosso. Bogliacino rilevava Rivaldo, un po’ intristito dal fatto che per il secondo lunedì consecutivo non avrebbe potuto vedere il Grande Fratello. Dopo 5 minuti Galano, il cui ruolo è accentrarsi e tirare pianissimo, riceveva palla sulla destra e serviva di tacco Ceppy-goal, che tirava fortissimo in mezzo colpendo qualcuno o qualcosa; la palla finiva a Rivas che metteva in mezzo prenotando un tavolo al Fico; il portiere granata andava a farfalle (o a puttane, non ho visto bene) e sopraggiungeva Bogliacino a mettere in rete con un colpo di testa bruttissimo a vedersi. Il pubblico si svegliava; i Floriano Ludwig insultavano scherzosamente l’Associazione Bari In Testa; l’Associazione Bari In Testa insultava scherzosamente i Floriano Ludwig; gli UCN si chiedevano pensosamente chi fosse il nuovo Ministro dell’Interno**; i Floriano Ludwig invitavano i 10 tifosi veneti (sì, Cittadella esiste ed è in Veneto) ad applaudire un loro giocatore che veniva sostituito.
Qualche tempo dopo, il colpo di genio. Ennesimo lancio brutto verso l’ennesimo scatto disperato di Marotta che, suggerendo a tutti di dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio***, dava a Massimo il pallone. Torrente capiva che il momento era importantissimo e urlava “CITTADELLESI! SI CHIAMANO CITTADELLESI!“. Il pelato centrocampista tirava un sinistro mediocre che veniva però deviato da un fesso avversario e s’insaccava. Esultavamo tutti come se fosse appena morto Fabio Volo. Donati spariva sotto il peso dei compagni che lo coprivano d’affetto, tranne Borghese, gelosissimo. Questa tensione tra i due aveva ripercussioni ferali sulla partita. Donati sbagliava un passaggio inutile; sempre l’anonimo numero 7 avversario si faceva mezzo campo indisturbato e fischiettante; la passava a Maah; Borghese, ancora offesissimo, lo lasciava passare per ripicca e quello con un pallonetto uccellava Lamanna. Maah è un ex, poi dice che non è vero…
E così, dopo le buone prestazioni contro Toro, Samp e Genoa e le mazzate prese dall’Ascoli, ci dobbiamo beccare un 2-2 col Cittadella di sto cazzo. Domani al San Nicola c’è Monopoli-Bisceglie, finale di Coppa Puglia. Nel Bisceglie gioca Gigi Anaclerio. La vita è veramente beffarda.
*io ho un paio di Stan Smith quindi nessuno ha osato dirmi niente. Borghettieperoni Casual Crew
**è Jovanotti.
Non ho potuto, dal mio esilio in Africa Orientale Italiana, vedere Ascoli-Bari. Streaming ballerino e irritante, niente Salomone. Ma forse è meglio così. Mi sarei troppo innervosito per la sconfitta e per l’arbitraggio, a quanto pare un po’ fiscale, del direttore di gara. Ci tengo solo a dire che i Massimo Volume sono sopravvalutati e che le olive ascolane le fanno a Macerata.
Quindi di che cazzo parlo mò?
La pagliacciata Meleam sembra definitivamente chiusa; si vocifera ora di un interessamento di alcune banche. Ma lo spread tra i nostri sogni e la triste realtà aumenta di svariati punti percentuali e nessun grigio burocrate ci salverà. Dunque rallegriamo questi ultimi mesi della storia biancorossa con una banalità senza fine: l’elenco delle ricerche con le quali sventurati navigatori finiscono sul presente blog. I piccanti gang bang eccezionali e youporn; l’accorato appello qualcuno ha rimesso il video belen; i tricologici jovanotti barba e bonucci capelli; l’enigmatico morbo dell’angelo biondo; sono andata a vedere una partita di rugby e botte al bibitaro in curva sud che ci fanno piacere perchè lo sport si vede dal vivo; infine il tenerissimo amo un ciccione.
Ringrazio inoltre favedifuca che cita spesso questo deprimente diario.
Koprivec noi ti volevamo bene.
Perchè eri arrivato a Bari per sostituire Zlamal, fuggito dopo l’attentato subito da parte di Masiello che era costato un braccio a Crescenzi, e ciò ci faceva molto ridere. Perchè ti si può confondere con Kopunek. Perchè nell’intervallo ti metti a tirare a porta vuota e se segni esulti bambinescamente. Mò invece ci stai sul cazzo.
Perchè non è possibile che ti si mette titolare in Coppa, che dichiari pure “voglio mettere in difficoltà Torrente” e poi fai certi errori da Campionato Nazionale Dilettanti… hai messo in difficoltà i nostri già tremebondi testicoli!
Avevamo giocato benissimo. Avevamo risposto per due volte dopo 3 nanosecondi ai gol iniqui del Genoa di merda; con Borghese sempre più centravanti e un Bellomo superbo. Ottimo l’esordio di Galano e la prova di Oliver Twist Stoian nonostante un gol sbagliato che grida ancora vendetta. Caputo arruffone e un po’ sfigato. Ceppitelli bono. Garofalo post-hardcore. De Falco non bene. A un certo punto avevamo chiuso il Genoa nella sua area. E lì dove si sgretolò il giocattolo di Ventura abbiamo forse visto per la prima volta il gioco di Torrente.
E vedere una partita così su Youtube è stato veramente un parto. La7 ha comprato i diritti della Coppa Italia ma non sa dove mandare le partite, e allora che hanno pensato? Mettiamo tutto sull’internets! Ma lo streaming si bloccava drammaticamente nei momenti più colmi di pathos, a mettere a repentaglio le biancorosse coronarie. Era dunque d’uopo tenere aperte le seguenti schede: 1) partita su youtube, dove si svolgevano scambi di convenevoli tra baresi e genoani via commento; 2) partita su rojadirecta (che si bloccava anch’essa); 3) facebook dove farsi aggiornare dai possessori di digitale terrestre; 4) topic su solobari. Inoltre quando youtube si riaveva dopo un infarto telematico non tornava in diretta, ma riprendeva esattamente dal punto in cui ci aveva lasciati con la bava alla bocca e una speranza nel cuore. E poichè si è andati ai supplementari capite bene che siamo andati a dormire all’alba.
Ma poi, si può perdere per un gol di PRATTO? Ma chi è? Che cognome è? Da quale nazione maledetta viene? E’ cattolico? Avessimo vinto, la location youtube ci sarebbe parsa poco adatta, e avremmo levato al cielo la richiesta di farci vedere il Bari su youporn. Che poi è il sito dove dovrebbero essere archiviate le intere stagioni 2008/09 e 2009/10. Ora ci attendono due partite di lunedì. Il giorno in cui il popolo inferocito assalterà i Palazzi del calcio sarà sempre troppo tardi.
A me dei gemellaggi non me ne frega un cazzo.
Per me la Doria fa i Bucaneve, la Salernitana è una squadra di napoletani e la Reggina è bella solo perchè ci giocava Ciccio Cozza. L’unica tifoseria con cui vorrei essere gemellato è la Curva del Male. Perciò quando la Bari gioca contro ste squadre sono nervosissimo. Che m’importa se i capi ultrà di Bari e di Genova sono amici e si vanno a fare le pizzate tutti insieme? Io odio tutti, indiscriminatamente.
Perciò, quando Borghese ha depositato in rete un pallone toccato (di prima!) da Rivas, mi sono lasciato andare a gesti inconsulti verso il settore ospiti dove quei liguri campeggiavano nonostante il divieto di trasferta. E, dato che il suddetto settore è privo di copertura, si sono sprecate le freddure su alluvioni e simili.
Ma andiamo con ordine, incuranti della penalizzazione di 2 punti. Auguriamo a tutta la famiglia Matarrese molti ma molti più punti, e confidiamo che il lettore perspicace capisca da solo di che tipo di punti si tratta.
Il Bari, in emergenza in difesa, presentava Crescenzi, Borghese, Ceppitelli (<3) e Garofalo davanti a Lamanna, che secondo l’amico Alessandro sta ingrassando. A centrocampo tornava Donati a scambiarsi effusioni con Borghy; accanto a lui Rivaldo e Bellomo, che dalla settimana scorsa sta ancora chiedendosi quale grado di parentela ci sia tra lui e Vives del Torino, ma voi di ciò non sapete nulla per via delle disgrazie telematiche che si sono abbattute su questo blog. Brindisi merda. Sulle fasce, il che vuol dire da una bandierina all’altra, De Fendi e Ciccio Caputo, in attacco ancora solitario De Paula.
Pian pianino inizia a vedersi una parvenza di gioco, più precisamente da quando Torrente ha sfanculato il 4-2-3-1 ed è tornato al 4-3-3. Più e più volte abbiamo visto lanci in profondità di una certa intelligenza, poi però De Paula. Al 24′ l’arbitro assegnava una punizione contro di noi per un tentativo di anal di Borghese su un blucerchiato. Foggia, il cui cognome descrive pienamente la sua personalità (cit. Alessandro), colpiva la traversa e veniva a sua volta colpito da una serqua di kitestramurt di rara intensità. Due minuti dopo però la Zamp, con un’arroganza senza limiti, passava in vantaggio con un colpo di testa di Volta sugli sviluppi di un corner. Partivano numerosi cori contro Torrente, consolato in panchina da Marotta con un preciso Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno. Dopo qualche tentativo di Bellomo, De Paula e Caputo, ci andavamo a prendere un Borghetti sfanculando Caressa e la vita.
Il secondo tempo iniziava tra una salva di tonanti bestemmie a caso contro tutte le divinità mai inventate. De Paula sbagliava tutto lo sbagliabile. Torrente, annoiatissimo, inseriva Kopunek dicendo “facciamo uno scherzo” e lo slovacco che purgò Lippi lo ripagava tentando l’omicidio di Bentivoglio. Essendo TVB un ex, secondo me KK ha fatto benissimo e a lui va il mio plauso convinto. Inferiorità numerica. Come spesso accade nel giuoco calcio, dimostrando che la razionalità ci fa le seghe a due mani, il Bari giocava meglio in 10 e trovava il pareggio. Su una qualche palla inattiva svettava Ceppitelly di testa. Rivas svirgolava orribilmente il pallone che rimbalzava beffardo nell’area piccola, dove sopraggiungeva Borghese che, usando due doriani a mò di orecchini e urlando questa è per te Massimo e per la RSI, colpiva il pallone, per la prima volta in vita sua, con una parte del corpo che non fosse la testa e depositava in rete facendoci provare un piacere quasi sessuale che abbiamo sfogato mostrando ai tifosi ciclisti i nostri nerboruti peni. L’esultanza, che potete trovare qui verso 4:30, lo fa entrare di diritto tra i miti assoluti della vita.
Il burlone Torrente si copriva inserendo De Falco per Caputo, che è uscito strisciando esausto per aver percorso nel corso di 80 minuti la distanza Terra-Luna un paio di volte. Così la Sandoria riprendeva a chiuderci spauriti nella nostra area di rigore e facendoci venire una quarantina di infarti a testa. Notevole un momento in cui, dopo un corner doriano, c’erano a terra circa 320957 giocatori, in una scena che ricordava da vicino un’istantanea della battaglia della Somma. E con questa reminiscenza del ’15-’18 (la guerra più bella secondo me) si chiudeva con un pareggio del cazzo questa partita dalle mille emozioni.
Giovedì andiamo noi a Genova contro i rossoblu per la Coppa Italia, competizione distrutta dall’odioso avanzare della modernità e della bruttezza, poi affrontiamo fuori casa l’Ascoli che viene da due vittorie e da un sacco di punti di penalizzazione.
Usciamo da uno dei ventiquattro stadi di Torino con un punto prezioso come la benzina e dolce come la morte. Le premesse non erano delle migliori, date le molteplici assenze (anche mentali) e l’inequivocabile disparità di mezzi coi granata, testimoniata in maniera incontestabile dalla classifica.
Ma di tutto ciò a noi non ce ne frega un cazzo.
Il cuore e gli occhi tutti per lui. Giampiero Ventura. Il suo Bari 2009/2010 rimarrà per sempre la squadra perfetta. Dico in generale, e ne approfitto per augurare al Barcelona una Superga nucleare. Troppo facile fare il tiki taka (di sto cazzo) sulla trequarti avversaria. Noi lo facevamo sulla linea di porta, con Gillet (sempre sia lodato), Bonucci e Ranocchia a uccellare gli avanti avversari dileggiandoli con sberleffi e pernacchioni senza mai scadere nel metodo Neqrouz. Il Bari 2009/2010 era un congegno perfetto capace di far sembrare Almiron un campione e Alvarez un calciatore, di giocarsela con tutti e di farci piangere dalla gioia. Non eravamo solo forti, eravamo bellissimi. Ed eravamo felicissimi. L’amico Giuseppe ha deciso di prendere quella compagine come pietra di paragone per giudicare qualsiasi squadra, incluso il Bari attuale. Vive perciò malissimo e cova dentro di sè una dipendenza da antidepressivi. Lo sento già commentare con un sapido da che culo viene il pipito.
Anche per questo motivo mi rifiuto di enunciare la formazione dei biancorossi. Mi limito a segnalare De Paula centravanti. Nel Toro due ex, Parisi e Sgrigna, con conseguente stringimento di glutei per noi tutto il tempo. I granata, ebbri di libidine e consapevoli dei propri mezzi, si lanciavano subito in avanti lasciando qualche spazio a nostri contropiede sempre sprecati all’ultimo passaggio. Di solito in questi errori c’era lo zampone mulatto di De Paula e dei suoi sbadigli grossolani e pregni di maleducazione. Poi ci pensava Ceppitelli, abbagliato dalla sua stessa bellezza, a metterci in tumulto i cuori e gli sfinteri non riuscendo a rinviare in area e favorendo un tentativo di nonmiricordochi, il cui tiro però s’infrangeva sullo stesso CEP. CEP che poi, dopo un tentativo aereo di un Caputo sempre più capitano e sempre più terzino, si portava fino al limite dell’area granata, raccoglieva un rimpallo e crossava. Una deviazione portava la sfera dalle parti di De Paula che incredibilmente si scuoteva dal suo torpore innato e, con una goffaggine caricaturale allungava il sinistro. Gol.
Il più incredulo era lo stesso brasiliano, che essendo animista investiva la sua acconciatura vomitevole del merito della sua zampata vincente; Marotta dalla panchina commentava con gli ultimi saranno i primi, Caputo con la sua consueta flemma di stampo britannico mostrava provocatoriamente il murgiano deretano di capitano a due attoniti raccattapalle; Borghese faceva il segno del cuore rivolto al suo amore lontano. Si andava così, sghignazzando per l’incredulità, all’intervallo.
La ripresa vedeva inizialmente un Bari vivace ma cazzaro, al che il Toro approfittava dei problemi mentali di Polenta. Questo uruguagio convinto di essere un misto tra l’incredibile Hulk, Ronnie di Jersey Shore e Maldini (e invece è proprio Ronnie di Jersey Shore) decideva, per motivi suoi personali che non è dato a noi tifosi di sapere, di fottersene le palle di applicare il fuorigioco, mandando così in porta Antenucci. Pareggio. Borghese lo consolava a cazzotti nel duodeno. Proprio il nerboruto stopper si rendeva poi protagonista di diverse mazzate fintoingenue nei confronti di Rolando Bianchi, una delle quali mandava il capitano torinista in iperventilazione; la speranza di vederlo decedere in modo tale da renderlo inoffensivo svaniva presto, ma egli stesso risolveva il problema vendicandosi con Junio Valerio assestandogli due viaggi,
Da questo punto in poi avevo scritto altre cose divertentissime ma la connessione del cazzo di questa cazzo di città mi ha fatto perdere tutto quindi Brindisi merda e forza Bari ciao.
Quando su SkySport24 dicono lasciamo un attimo il calcio, io lascio un pezzo di cuore lì sul divano, tra la Settimana Enigmistica e l’Earl Grey.
Eppure domenica sono andato a vedere una partita di rugby per una serie di ragioni, che vado ad elencare con fare impiegatizio: 1. erano mesi che l’amico giocatore infortunato e fondatore della Federiciana Rugby m’invitava; 2. andare allo stadio di Domenica è sempre bello e tale bellezza in questo caso è acuita dal fatto che il Bari gioca di lunedì; 3. non ero mai stato al Della Vittoria.
Il Della Vittoria. Teatro della tribolata storia del Bari, gabbia per gli Albanesi della Vlora, manufatto fascistissimo, fiore all’occhiello di quel luogo dell’anima che è la Fiera del Levante. Ogni tanto qualcuno propone di tornare a giocarci, dato che allo stadio siamo quattro stronzi, ma ovviamente e comprensibilmente tali proposte cadono nel nulla. Credo che non ci giochi più neanche il San Paolo. Ci gioca però il Rugby Bari e, in via eccezionale, la Federiciana. E’ in uno stato di degrado evidente. Muschi e licheni crescono indisturbati, immondizia ovunque, le vibrazioni negative dei concerti di Jovanotti e Checco Zalone aleggiano perniciose nell’aria. Eppure lo stadio non è morto. Quando ormai la Federiciana conduceva il match contro dei brindisini a caso per tanti punti a pochi punti, mi sono dato all’esplorazione. E lì, sugli spalti austeri, nei corridoi spartani dove bacini idrogeologici di Borghetti sono stati consumati, nei posti buoni dove Matarrese poggiava l’andriese deretano, nella tribuna stampa dove Michele Salomone avrà avuto i suoi primi infarti, ho sentito qualcosa. Puzza di piscio. E il piscio è vita.
Lo dico chiaramente: non ci ho capito un cazzo. Innanzitutto trovo disdicevole che non tutti i giocatori avessero i calzettoni dello stesso colore, dato che nello sport lo stile è tutto. Poi non capisco tutto questo rispetto per l’avversario, questi riti tribali d’amicizia. Direte, con i cuori palpitanti d’indignazione, ma fai schifo! sei il solito calciocentrico! sei una persona bruttissima dentro e fuori! Avete ragione.
In realtà mi sono molto divertito e ci andrò di nuovo.
Ieri invece c’era Bari-Hellas Verona ad un orario surreale. Tante assenze per i biancorossi, che si presentavano così: Lamanna, Ceppitelli, Sini; Bellomo, Borghese, Dos Santos; De Fendi, Rivaldo, Marotta, Scavone, Caputo. C’erano più baresi in squadra che sugli spalti. Faccio anche notare che con Ceppitelli e Scavone contemporaneamente in campo il tasso di bellezza s’innalzava radicalmente, accecando i giocatori veronesi che invece erano tutti di una bruttezza sconveniente. Forse proprio per questo il Bari prendeva il pallino del gioco, attaccava con un gran numero di giocatori, ma non tirava in porta, cosa che Torrente ritiene sintomo di maleducazione.
Non aiutava neanche il fatto che Borghese passasse il tempo a salutare romanamente la tifoseria ospite.
Torrente che all’inizio del secondo tempo, senza alcun motivo, sostituiva il seducente Scavone, uno dei migliori, per mettere Dickens Stoian, arretrando sulla mediana un De Fendi un po’ fumoso. Veniva punito dagli dei del calcio con gli infortuni di Bellomo (anche per lui buona partita) e Ceppitelli. Uscito anche quest’ultimo, i gialloblu sentendosi meno svantaggiati dal punto di vista della bellezza fisica, prendevano coraggio e segnavano un gol di una bruttezza rara con Abbate. Con due B. Gioca terzino destro. Come quando tua madre andava al mercato e ti comprava le Nyke.
La Bari reagiva con poderosi sbadigli, gli stessi che emettevamo garruli* noi sventurati spettatori, non rallegrati nemmeno dall’arguto LOTTA COL CUORE, CASSANO LOTTA COL CUORE delle Brigate Gialloblu ne’ tantomeno dalla presenza, tra quella gente semplice e ignorante, di un grande obeso salutato dal compare Alessandro con un puntuale sei un ettaro. E così, assiderati nel corpo e abbattuti nello spirito, assistevamo impotenti ad un’altra sconfitta della nostra squadra del cuore. Cuore che già trema, non solo di paura, per la prossima gara contro il Torino. Allenatore: Giampiero Ventura.
*file under parole che uso a caso senza conoscerne il significato.